Deficit Uditivo

L‘individuazione della tipologia di perdita uditiva e l’esatta valutazione del deficit acustico, sono parametri assolutamente indispensabili nella cura delle sordità, in quanto da essi dipendono il successo della cura medica o della eventuale terapia protesica. Le sordità possono essere divise schematicamente in tre gruppi: SORDITA’ DI TRASMISSIONE: dovute essenzialmente ad una resistenza nel passaggio delle vibrazioni acustiche, a causa di malattie dell’orecchio esterno e medio (come timpanosclerosi e otosclerosi) . La curva audiometrica è di tipo pantonale, cioè quasi orizzontale. La perdita non supera il livello di 60 dB, mentre la curva di conduzione ossea si presenta normale a circa 20 dB. Non presentano particolari difficoltà di protesizzazione. SORDITA’ DI PERCEZIONE: sono dovute a danni riferiti quasi sempre alla compagine cocleare.

L’audiometria è in discesa verso le alte frequenze, mentre la curva in conduzione ossea è parallela a quella in conduzione aerea. Presentano alcune difficoltà di protesizzazione SORDITA’ MISTE (NEURALI O CENTRALI): sono dovute ad un deficit funzionale del sistema di codificazione e trasmissione del messaggio sonoro. All’esame audiometrico la curva tonale è in caduta ripida. La difficoltà di protesizzazione è proporzionale all’entità del danno subito.

Come abbiamo potuto constatare, oggi siamo in grado di correggere, mediante apposite apparecchiature acustiche, tutti i tipi di deficit uditivi che si possono prospettare a condizione che, ovviamente, ci sia una base di residuo funzionale (anche minimo) su cui poter lavorare. Risulta evidente, infatti, che la mancanza di un qualsiasi segnale di risposta all’erogazione dei massimi stimoli acustici, come avviene per esempio nelle cosiddette “cofosi”, porterebbe ad ottenere scarsi risultati da una eventuale applicazione protesica.

 

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